New Craftsmanship 01 Giugno 2021

Aroma30: l’evoluzione contemporanea della sartoria tradizionale

di Valeria Oppenheimer

 

Lavorare con lentezza, in armonia con la natura, rispettando l’uomo e l’ambiente. Nel fashion system, oggi, è possibile? Michela Fasanella, founder di Aroma30, segue una filosofia slow, punta tutto sulla qualità e adotta un approccio sperimentale che rivoluziona la tradizione sartoriale italiana.  

Il tuo percorso nella moda parte da molto lontano, raccontaci la tua storia.

Posso quasi dire che il mio percorso nella moda sia nato con me. Ho iniziato a disegnare vestiti ancora prima di saper scrivere, resterà sempre un mistero cosa possa avermi spinta a farlo. Ho dovuto pazientare fino alla fine del liceo prima di iscrivermi all'Accademia di Costume e Moda di Roma. Finiti gli studi ho vissuto alcune esperienze bellissime, tra cui un internship nel team di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli da Valentino e un periodo nell'ufficio stile di Ferragamo. Devo moltissimo alle persone che mi hanno affiancata in quelle occasioni, ho trovato grande generosità da parte loro nel condividere le proprie conoscenze e permettermi di formarmi negli aspetti sia creativi che tecnici del lavoro.

Come e quando è nato Aroma30 e perché si chiama così?

Subito dopo queste esperienze ho avvertito il bisogno di realizzare qualche capo per acquisire maggiore sicurezza nella scelta dei tessuti e nel contatto con modellisti e sartorie. Non avevo ancora in mente di creare un marchio, volevo solo imparare ad affrontare gli aspetti di cui non mi ero mai occupata direttamente, per sentirmi più sicura delle mie competenze. Pian piano ho iniziato a vendere i capi, prima ad amici e conoscenti, poi via via anche nei negozi e ai clienti privati e la soddisfazione di crescere sviluppando una visione mi ha portata a continuare fino a oggi. Ho chiamato il mio brand Aroma30 perché l’ho sempre visto come un processo in evoluzione, qualcosa di mai completo o finito. Ho scelto il nome come se fosse quello di un profumo in fase di lavorazione, quando è solo una sigla a identificarlo.

Qual è la filosofia del tuo marchio?

Il processo dietro alla realizzazione dei capi è decisamente slow, più vicino al vecchio concetto di sartoria che alla moda come la intendiamo oggi. Non realizzo collezioni stagionali, ma baso l'offerta su una selezione di capi continuativi a cui aggiungo delle collezioni capsula o dei pezzi unici con un'impronta artigianale. Tutti i capi sono realizzati su ordinazione da piccoli laboratori indipendenti di Roma, la mia città. Penso che la fortuna che abbiamo oggi noi designer e imprenditori sia quella di poter raggiungere, grazie a Internet, un mercato più ampio rispetto a quello delle sartorie di una volta. Aroma30 è l'evoluzione contemporanea di un concetto tradizionale. Molte delle mie clienti ordinano i capi dall'estero e mi inviano online le loro misure attraverso un servizio fornito interamente da remoto, ma che ha tutte le caratteristiche di connessione e autenticità di un rapporto diretto. Le clienti locali possono invece avere la stessa esperienza che si viveva un tempo dal sarto: venire in studio per vedere le collezioni, provare i capi o farsi prendere le misure con calma, discutere eventuali modifiche e valutare i colori.

Che materiali utilizzi e dove vengono realizzati i tuoi capi?

Preferisco utilizzare tessuti con composizione naturale o acquistati da stock di rimanenze aziendali, per dare nuova vita a materiali già esistenti ed evitare sovrapproduzione. Tutti i capi sono realizzati in laboratori indipendenti a cui mi rivolgo da molti anni; la stima reciproca, la fiducia e il feeling che ho con i miei collaboratori donano al processo un'impronta unica. È in questi aspetti che, a mio parere, risiede la forza di buona parte del Made in Italy ancora oggi: nei rapporti di collaborazione in cui ogni competenza è valorizzata e rispettata e l'artigiano non è un semplice esecutore dietro una macchina da cucire, ma è parte attiva del processo. La dignità di ciascun lavoratore per me è sacra.

Oggi fare moda significa assumersi grandi responsabilità, soprattutto in tema di etica e sostenibilità. Aroma30 cerca di essere sostenibile e se si, in che modo?

Fino a qualche tempo fa non si parlava ancora molto di sostenibilità e i primi passi che ho mosso in questo senso hanno seguito più i miei valori e la mia intuizione che un vero e proprio percorso. Questo mi ha portata ad esplorare già da tempo delle soluzioni che oggi sono riconosciute come parte di un processo di etica e sostenibilità. In particolare un design pensato per durare nel tempo, la manifattura su ordinazione per evitare sovrapproduzioni, l'utilizzo di tessuti da stock di rimanenze e l'uso preferenziale di composizioni naturali. Negli ultimi anni ho poi sperimentato tecniche di tintura naturale e di stampa botanica, utilizzando materiali come foglie, radici, cortecce e spezie. Sono tecniche che utilizzo per alcuni pezzi unici o capi in edizione limitata, il cui colore finale dipende dal materiale scelto e dalle sue caratteristiche, in modo spesso imprevedibile ma anche unico. 

Sempre in tema di sostenibilità, realizzo piccoli accessori con i ritagli di tessuto rimasti dalla manifattura dei capi, utilizzo un packaging riciclabile e ho aggiunto al sito una sezione relativa alla cura dei capi in base al tipo di tessuto, perché possano durare nel tempo ed entrare più facilmente in un'ottica di riuso. Al momento sto studiando delle vestibilità che possano essere indossate anche in caso di variazioni di taglia. È ancora molto difficile, oggi, essere interamente sostenibili ma sono fiduciosa che a breve saremo facilitati anche da una maggiore sensibilizzazione di tutta la filiera, dai fornitori ai produttori di materie prime. 

Secondo te, quando la pandemia sarà del tutto superata, cosa potremo aspettarci dalla moda del futuro?

Il mondo sta cambiando a ritmi sempre più veloci e la pandemia ha forse accelerato dei processi già in atto: la richiesta di una comunicazione più inclusiva, un percorso sempre più trasparente della filiera a partire dalle materie prime e delle soluzioni per la fine del ciclo di vita di un prodotto. Credo che, contemporaneamente a proposte di design più durevoli e ad una manifattura più sostenibile, potrebbe crescere il numero di piattaforme per la vendita dei capi pre-loved e di servizi per la raccolta di fibre da riciclare. La moda è da sempre simbolo di cambiamento, ora la sfida è portare questa spinta di trasformazione anche nella rigenerazione del prodotto finale.

 

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