New Craftsmanship 14 Gennaio 2021

WUNDERCAMERA INTERVIEW

Monica donna prodotto, creativa a tutto tondo, Riccardo lui più immagine e public relation

Com’è nato il progetto?

Riccardo: «Prima siamo partiti con un’agenzia di direzione creativa e un anno e mezzo dopo è arrivato il “guardaroba”. Io e Monica ci scambiamo le giacche, soprattutto a Tokyo compriamo insieme capispalla che usiamo un po’ per uno. L’idea era proprio fare una collezione per lui e lei, senza distinzioni»
Monica: «Abbiamo iniziato con a maglieria perché ho conosciuto realtà produttive che mi hanno colpito non solo per i prodotti ma per l’umanità che ci sta dietro. Queste realtà che restano sempre un po’ in ombra ma in verità sono il cuore del made in Italy. Conoscendone una in particolare abbiamo pensato che ci sarebbe piaciuto, facendo qualcosa di nostro, partire proprio da loro. Il prodotto per noi viene dopo: prima ci innamoriamo delle persone e poi decidiamo cosa fare con loro».

Come ci si meraviglia ancora di un capo di abbigliamento?

«Io mi meraviglio ancora attraverso il tatto. Mi emoziono della bellezza della materia e di quel suo lato misterioso. In tema di maglieria trovo assolutamente sorprendente come si possa partire da un filo o ottenere così tanti risultati diversi, dati anche dalla sensibilità e il gusto di chi lo lavora». 

Ci ricolleghiamo quindi al tema di questa edizione. Artigianato evoluto è meraviglia?

«Sì, quando abbiamo iniziato a fare maglie handmade la gente si stupiva. Ma noi lavoriamo con una realtà eccellente che lavora con maison di assoluto prestigio come Dior o Valentino. L’artigianalità può assolutamente diventare un business anche se noi siamo fan del pezzo unico. Nel pezzo unico c’è la firma di chi lo realizza».

Aggiungerete categorie di prodotto?

«Sì, il nostro vuole essere un guardaroba aperto. Oltre alla maglieria e ai capispalla tecnici che vogliamo portare avanti si potranno inserire nuovi elementi. Wundercamera nasce come progetto libero, per cui se la prossima estate vogliamo collaborare con una realtà produttiva di cui ci interessa anche raccontare la storia, magari di fianco alle maglie ci saranno le camicie». 

La sostenibilità, va sempre comunicata?

«Per noi bisogna parlarne il più possibile, mettendo in discussione ogni cosa. Anche se è molto difficile, perché essere responsabili in toto è un percorso davvero lungo».  

 

 

 

 

 

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