Responsible Innovation 14 Gennaio 2021

WUULS INTERVIEW

In un’escursione tra i monti del Gran Sasso, Emanuela Picchini scopre un’associazione che si occupa di pecore autoctone e biodiversità. Se ne innamora e pensa a un progetto di maglieria a km zero. Di lì a poco nasce Wuuls.

Com’è cominciato tutto?

"Lavoravo in un’azienda di maglieria tra Marche e Abruzzo, e nel weekend facevo escursioni. Così ho scoperto l’associazione che si occupa della conservazione della biodiversità del parco nazionale d’Abruzzo. E le razze di pecore autoctone, Sopravvissana e Gentile di Puglia, che nel tempo sono state incrociate con montoni merinos per un ripopolamento del parco. Queste lane abruzzesi, snobbate dall’industria tessile perché di aspetto ispido benché con grandi proprietà termiche e impermeabili, nell’incrocio hanno trovato una nuova morbidezza. Prima ho pensato di proporre la cosa all’azienda per cui lavoravo, ma non ho trovato grande entusiasmo, così ho fatto ricerca. Ho impiegato un anno a trovare un’azienda che mi lavorasse il prodotto, dopodiché è nato Wuuls". Anche nella versione più bianca i vostri maglioni sono sempre off white.

Ci spieghi il perché?

"Il vello delle nostre pecore viene ovviamente lavato e spurgato ma proprio per le condizioni di libertà e benessere in cui vivono gli animali è più sporco rispetto magari a quello dei greggi australiani che si vedono nelle foto. A noi piace rispettare e preservare questa caratteristica, senza andare a sbiancare, poi, attraverso processi chimici, la lana"

Il fatto di lavorare con le greggi di un’area geografica relativamente piccola, non vi limita nella produzione?

"Al momento no. Da una raccolta di 5mila kili di lana siamo passati a 10mila e poi 15mila, la possibilità di soddisfare la richiesta c’è. Se poi dovesse crescere di molto la richiesta, per essere veramente sostenibili dovremo diversificare"

Quanto conta l’artigianalità nella vostra manifattura?

"Ovviamente la realizzazione dei prodotti è tutta italiana, utilizziamo macchinari che evitano lo spreco di materiale, e in questo senso la produzione è super tecnologica; invece tutto quello che riguarda il mondo delle tinture è nato da processi estremamente artigianali (per esempio la tintura con il guado, tanto per fare un esempio) che sono stati industrializzati negli ultimi anni data la necessità del mondo tessile di scoprire delle tinture più sostenibili. Artigianato evoluto per noi è proprio questo: allevamenti antichissimi che sono stati riportati alla luce e tecniche di tintura antichissime che vengono sviluppate industrialmente da leader del settore."

La collezione che presentate a WSM

"Portiamo sempre il portfolio di capi basici atemporali che portiamo avanti e poi abbiamo realizzato una piccola capsule di capi over genderless. Ci ha ispirato “la sfida di accettare se stessi” in questo periodo difficile. Siamo sicuri di una cosa: la fluidità che ci aiuta a recuperare l’autostima perduta."

 

 

 

 

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