MAGAZINE 18 Giugno 2021

OH CARLA SS22

 

Perché un brand responsabile?

Un brand che nasce in questo momento storico non può non porsi il problema della sostenibilità. Ovviamente ognuno cerca poi di trovare una sua soluzione, un proprio modo di esserlo.

Cosa vuol dire per voi sostenibilità?

Il nostro modo di essere sostenibili parte dal materiale che usiamo. Stiamo lavorando per creare collaborazioni con aziende tessili per il recupero di tutti quei tessuti di magazzino che restano inutilizzati e che, grazie al nostro lavoro, hanno invece una nuova modalità d’impiego. Per esempio, per questa seconda collezione, la 002, abbiamo lavorato con l’azienda di jersey Jackytex. I nostri capi sono tutti unici ma anche riproducibili, made to order. Questo approccio ovviamente è più complesso ma ci permette di evitare giacenze di magazzino e quindi sprechi inutili. 

Quali altri valori racchiude il vostro brand?

Crediamo fortemente in una creatività collettiva in cui competenze diverse si possono unire per progetti comuni. Questo nostro pensiero ci ha già portate alla realizzazione dei nostri tarocchi con Laura Tura e alla realizzazione di accessori per le nostre collezioni con Andrea Cocco e Kushami. Teniamo anche a sottolineare che tutto quello che siamo riuscite a creare fino ad oggi è stato possibile grazie al supporto di professionisti che hanno creduto in noi, l’art director e stylist Ivan Bontchev e la brand cordinator  Francesca Ballardini.

Raccontateci la vostra ultima collezione, la seconda, giusto?

Si, la seconda! Tutto è partito da un documentario sulla vita dei vulcanologi Katia e Maurice Krafft. La loro storia e le loro foto raccolte nel libro “Il fuoco della terra” poi si sono fuse con le pennellate di Rothko creando sinergie cromatiche, incrostazioni materiche e con le foto di Neil Krug. Così piccoli frammenti di garza di cachemire ricamati tra loro costruisco top sul corpo; il tulle opaco si accende accostato a garze metalliche su tute e abiti che disegnano la silhouette lasciando piccoli "crateri" sul corpo. Cristalli e pietre dure si intrecciano in un ricamo materico su imbottiture che valorizzano e strutturano i capi.  

La moda: strumento di espressione o manifesto di intenzioni?

Assolutamente strumento di espressione, se poi diventa manifesto di un’espressione condivisa ancora meglio.

Esprimete un desiderio per voi e uno per il futuro del sistema moda italiano.

 

Forse i desideri potrebbero coincidere… ci piace sperare in un futuro in cui l’artigianalità sia veramente sostenuta, valorizzata; in cui si recuperi il desiderio per un capo e per la cura con cui è stato fatto tanto da creare affezione in chi lo acquista. Ci auguriamo anche che questo avvenga attraverso una creatività condivisa: sinergie diverse per la realizzazione di una visione comune, sostenibile, in cui le singole individualità siano riconoscibili.

 

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